Morning of the Earth

Il surf-film di Albert Falzon come tributo al mondo

Cos’è il surf? Uno sport? Un passatempo? O addirittura una perdita di tempo…. Forse tutte queste cose insieme, ma anche molto di più. Uno stile di vita in senso molto più profondo che il semplice beach life style in ciabatte e calzoncini. Per alcuni è il senso che danno alla loro vita, il bello che fa vibrare in positivo la propria anima. Questo è il significato che dava al surf Albert Falzon, quando decise di girare il film “Morning of the Earth” (MOTE).

morningo2_Era un giorno di sole e Alby Falzon camminava in strada con 2 suore per le quali stava disegnando alcuni libri e ad un certo punto gli domandarono cosa avrebbe voluto fare se ne avesse avuto la possibilità. Ci pensò su e rispose: un film che celebrasse la bellezza del mondo. Era un periodo di forti cambiamenti, in piena rivoluzione culturale e Alby girava con gli amici fra i surf-spot australiani surfando, fumando e filmando le session. Nel 1970 fece il primo viaggio a Bali e rimase sconvolto dalla bellezza del posto (inutile dire cosa doveva essere l’isola in quegli anni, completamente priva di gente negli spot e lontana anni luce da qualsiasi forma di occidentalismo). Da qui nacque il progetto di “Morning of the Earth”. Il surf diventa per il regista il legame fra l’uomo e la bellezza della Terra. Una rinascita.

 

Una delle cose più interessanti del film è il legame stretto con la musica espressamente scritta da artisti australiani entusiasti di partecipare a questo progetto, messi insieme da G. Wayne Thomas. L’ispirazione (rock progressive e folk) di questa colonna sonora è talmente potente che divenne in poco tempo un album di successo nazionale enorme e ad oggi è elencato fra i 100 migliori album australiani. La musica pervade ogni session e accompagna perfettamente le immagini, da qui la differenza fra un video commerciale e un’opera in video.

Il film inizia con scene all’infrarossi del cratere Haleakala a Maui, che cercano di ricreare la nascita del mondo e di riportare lo spettatore ad un inizio, azzerando teoricamente le proprie conoscenze per poter guardare il film con la mente il più aperta possibile. Lo scopo di Falzon è proprio quello di ipotizzare un mondo dove il legame fra l’uomo e la natura è ancora incontaminato da consumistiche manipolazioni. La visione che ci propone (ovviamente bisogna calarsi anche nel periodo in cui è ambientato, in piena rivoluzione hippy) è un mondo di surfisti completamente immersi nella purezza dell’ambiente che li circonda, dove sono loro stessi a costruire le proprie tavole, le proprie case e a provvedere a sé con estrema naturalezza. Questi surfisti escono dalla visione “Pro” che proprio in quegli anni si stava concretizzando nel mondo del surf e si allontanano dalle scene affollate per trovare spot inesplorati, cercando l’onda perfetta, simbolo dei propri sogni, e affrontandola con totale empatia. Bali diventa un luogo di totale rinascita spirituale e di riconoscenza verso il mondo.

 

Oggi come oggi è un video per molti obsoleto, forse noioso, scontato, solo bottom profondi e cut-back, single-fin e stile troppo lontano dal surf come viene concepito dal mainstream odierno. L’essenzialità della surfata è brutale e l’assenza di trick è totale. Qui si cerca la linea e la fusione con l’onda; niente showing-off. Essenzialità.

fitzy-kirraIl bello dei video di questo periodo è la possibilità di assistere alla nascita di un nuovo modo di leggere le onde e di affrontare la surfata. Siamo in piena shortboard revolution quando, dopo il ’67 le tavole si iniziano ad accorciare, si aggiungono V sempre più profonde ai tail e la sperimentazione ha inizio. E’ un periodo di pionieristico entusiasmo in cui, non solo tutto è ancora da inventare a livello di design delle tavole, ma il punto è ricreare il rapporto del surfista con l’onda, da zero. Un rapporto che inizia a sviluppare la linea verticale e una reattività diversa. In alcuni momenti i surfisti possono sembrare quasi in bilico fra l’onda e la tavola; in un certo senso sembrano seguire la tavola, più che guidarla. Ma stiamo parlando di tavole mai sperimentate prima; linee mai immaginate; velocità mai raggiunte. Basta vedere la parte di Nat Young che surfa a Broken Head e Lennox con uno stile nervoso ed elegante allo stesso tempo: lui stesso ritiene che quelle riprese di Falzon rappresentino il suo apice stilistico, e non c’è niente da aggiungere…. È inutile elencarli tutti: Michael Peterson, Terry Fitzgerald, Barry Kanaiaupuni…. Australia, Bali, Hawaii….

Incredibilmente MOTE era un film nostalgico sin dalla sua uscita e questo senso di amore perso e ritrovato è oggi più vivo che mai. Il surf è diventato ancora più “prodotto” di quello che poteva essere allora, ma ancora oggi è capace di cambiare la vita di alcuni, che senza troppe chiacchiere, modificano la propria esistenza in base alle mareggiate in arrivo e basano la propria vita nell’attesa di quell’onda che, anche se per pochi secondi, è capace di dare loro la gioia e la completezza che cercano. È scontato, ma solo un surfista può conoscere questa sensazione.

 

 

++ Love Surfing + Love Nature ++

LOVE LIFE

 

Spirit-Of-AkashaA 40 anni dalla realizzazione di MOTE è stato fatto un sequel diretto da Andrew Kidman, uscito a gennaio e proiettato in prima mondiale alla Opera House di Sydney intitolato “Spirit of Akasha“.

Siamo impazienti di vederlo!

Se qualcuno dovesse trovarlo prima di noi, ci faccia una bella recensione per il GOSblog!!

 

 

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